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LŽisola sacra

Ipotesi sullŽutilizzo cultuale dei nuraghi

Autore/i Augusto Mulas
Anno di edizione 2012
ISBN 978-88-7356-188-0
Collana Archèos
Pagine 256 (illustrato)
Formato Dim. 170x240 mm
Supporto Libro
Prezzo € 20,00
LŽisola sacra

Possiamo ancora parlare dei nuraghi come roccaforti erette dalle bellicose popolazioni della Sardegna preistorica? Oppure è giunto il momento di dare unŽinterpretazione diversa dellŽutilizzo cui erano destinate queste costruzioni megalitiche?
LŽenorme quantità di informazioni e di dati scaturiti negli ultimi decenni da ricerche archeologiche sempre più puntuali, condotte per la gran parte da addetti ai lavori, ma anche da validi ricercatori indipendenti, hanno provocato un laceramento nel paradigma che definisce il nuraghe come una ŽfortezzaŽ.
La sempre più frequente restituzione di contesti cultuali dallŽinterno e dallŽesterno della struttura nuraghe ha indotto lŽAutore verso lŽanalisi sistematica di tali risultati, inducendolo alla conclusione che il motivo fondante che spinse lŽuomo nuragico a progettare e innalzare migliaia di strutture in tutta lŽisola vada ricercato nellŽambito del sacro. Ne scaturisce unŽipotesi di utilizzo più orientata verso la sfera religiosa, cultuale e rituale anziché militare.
Inoltre, è riportata la recente rivelazione che presuppone la disposizione territoriale del ŽSantu AntineŽ di Torralba e dei nuraghi a esso limitrofi, distribuiti rispettando la posizione delle sette stelle principali dellŽammasso delle Pleiadi.

La civiltà nuragica svolse un ruolo di primissimo piano allŽinterno del Mediterraneo occidentale protostorico, intessendo rapporti culturali, commerciali e di scambio di conoscenze con le più progredite civiltà a essa contemporanee, raggiungendo punte di eccellenza in diversi settori quali: lŽarchitettura, lŽingegneria idraulica, la carpenteria e lŽartigianato tessile, ceramico e metallurgico. Recenti e importanti studi archeoastronomici dimostrano come i nuragici fossero profondi conoscitori dei fenomeni celesti, testimoniato dallŽorientamento delle loro costruzioni secondo i più importanti punti solstiziali ed equinoziali.
Da questa ricerca emerge la visione dei nuraghi come strutture complesse, perni della vita civile e sociale di un popolo che seppe costruire, tremilacinquecento anni orsono, una singolare civiltà. Le torri di pietra, simbolo incontrastato di questa straordinaria cultura, sono interpretate dallŽAutore basandosi sui risultati degli scavi condotti, come costruzioni appartenenti alla sfera della devozione: sentinelle inamovibili fra cielo e terra, ordinatori del tempo e dello spazio. Dalla densità e la dislocazione nel territorio di queste strutture ne deriva lŽimmagine di unŽisola, segnata dal contatto simbolico tra gli elementi terreni e quelli del firmamento. Attraverso i nuraghi e i pozzi sacri, il popolo nuragico entrava in sintonia con i princìpi divini del sole, della luna e dellŽacqua offrendo le ricchezze della terra e gli oggetti preziosi del quotidiano.
E forse ne sono testimonianza i versi delle ŽTeogoniaŽ di Esiodo: «...e poi generò Telegono per lŽaurea Afrodite; quelli molto lontano, in mezzo ad isole sacre, regnavano su tutti gli illustri Tirreni».

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